Diario di scavo–Considerazioni finali

Emiliano
Barletta


Meelano è un archeologo romano sulla trentina che da più di cinque anni trascorre le estati a scavare su uno dei più importanti siti siriani, Jebel Mardukh. È bravo nel suo lavoro, lo ama, e in Siria si sente realizzato. Ma la stagione sta per finire, e con essa si avvicina il momento di fare i conti con una domanda che rimanda da troppo tempo: vale ancora la pena continuare?
Perché in Italia l'archeologia non offre futuro. I posti all'università e alla soprintendenza sono pochi, il precariato è la norma, e la percezione pubblica del mestiere resta ostaggio dell'immagine di Indiana Jones, eredità avvelenata di Heinrich Schliemann, il magnate ottocentesco che trasformò l'archeologia in spettacolo.
Schliemann entra letteralmente nella storia durante una notte di febbre, quando Meelano lo incontra in sogno: un dialogo onirico ambientato tra le colonne di una via romana in Siria, con le figure-manichino degli archeologi di De Chirico come testimoni silenziosi. È un confronto duro, in cui Meelano mette alla sbarra il suo fantasma professionale-l’uomo che con le sue trovate narrative ha definito per sempre, e in modo distorto, l'immaginario del mestiere - e ne riceve in cambio una lezione scomoda sulla condivisione e sul senso dell'archeologia.
La storia si chiude di notte, sul Tell, con Meelano solo davanti al paesaggio siriano e al cielo stellato. Non ha ancora risposte certe sul suo futuro professionale. Ma sa chi è.